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Arcane (stagione 2): recensione

Arcane (stagione 2)

 

La seconda stagione di Arcane, di Christian Linke & Alex Yee ,è epica mozzafiato, sorprendente, devastante. Questi sono solo alcuni aggettivi che descrivono i nuovi episodi del miracolo d’animazione di Netflix, un gioiello per gli occhi. Nonostante si partisse già da un livello altissimo, il salto di qualità tecnica della seconda stagione si percepisce in ogni scena.

Arcane (stagione 2)

Arcane riporta ancora una volta la fusione fra personaggi 3D e sfondi 2D a una perfetta sintonia. Si osa con sequenze di combattimento orchestrate da coreografie talmente complicate da rimanere a bocca aperta. Si sperimenta con stili più disparati, come il disegno a carboncino o l’estetica caricata da fumetto. La quasi ossessiva cura degli ambienti dona a ogni scena una bellezza sopraffine. Se provate, infatti, a stoppare in un qualunque frame di questa stagione, probabilmente avete davanti a voi un nuovo wallpaper.

Il tentativo di questa stagione è di esplorare ulteriormente il mondo di “League of Legends”: il focus si sposta così dal confitto fra Piltover e Zaun ai misteri e gli effetti della magia dell’arcane, centrale nel climax del finale. Purtroppo, questo cambio di rotta crea alcuni momenti di estraniamento abbastanza importanti. Se non si conoscono degli aspetti specifici della lore del gioco, risulta complesso comprendere certi passaggi.

Arcane (stagione 2)

A volte anche il ritmo condensa troppo in poco tempo, facendo qualche volta storcere il naso. Nonostante ciò, i “campioni” trascinano lo spettatore con forza, compensando questi difetti. Tre anni fa li abbiamo lasciati con un finale distruttivo e questa stagione continua su questo fronte.

Ogni personaggio segue un percorso preciso, ritrovando a riunirsi e scontrarsi in modi inaspettati. Si soffre, si piange, si guarisce, si piange, si esulta e… si piange.

La stagione finale di Arcane è un rollercoaster di emozioni, un vero viaggio impossibile da dimenticare.

Autore

  • Fabio Perrone

    Fabio Perrone nasce in Germania, cresce a Reggio Emilia e vive a Roma: avrà finito di spostarsi verso sud? A sei anni guarda per la prima volta Avatar: The Last Airbender che segna l’inizio della sua ossessione per le serie tv e l’animazione.   Questa fissa lo porta a laurearsi in Arti e Scienze dello spettacolo alla Sapienza, per poi decidere di inseguire il suo sogno di diventare uno sceneggiatore. Frequenta quindi la Scuola Leo Benvenuti e poi il Corso Executive di Scrittura per l’Animazione Internazionale della Civica Luchino Visconti.   Nel suo tempo libero scrive progetti di serie tv e film firmandosi con il cognome di sua madre, Velardi, che lo portano a partecipare a diversi pitch contest in giro per l’Italia.   I suoi padri spirituali sono Lynch, Anno e Scola ed è convinto che, se un giorno riuscisse a scrivere qualcosa di anche vagamente simile alla penna di Phoebe Waller-Bridge potrebbe morire felice.

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Data pubblicazione: 11/25/2024
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