Nannarella ce la ricordiamo tutti, con le sue grida, le sue risate, il suo modo di osservare il mondo. E, a suo modo, vuole ricordarcela anche Monica Guerritore con il film, da lei diretto e interpretato, dal titolo “Anna“, presentato alla ventesima Festa del cinema di Roma.
La Guerritore ripercorre le fasi salienti della vita sentimentale e professionale dell’attrice, dal rapporto d’amore con Rossellini al rifiuto del ruolo principale nel film “La Ciociara”.
La Magnani era una donna del popolo, aveva il suo caratterino e come tutte le donne energiche non le mandava di certo a dire. Ma dai suoi occhi, solcati da grandi occhiaie, traspariva anche tanta sofferenza. Qualcosa dentro di sé non la faceva essere contenta appieno, neanche quando vinceva l’Oscar per il film “La rosa tatuata”, il 21 marzo del 1956. Ed è proprio da qui che inizia il film.
Vediamo un’Anna malinconica che cammina per le strade di Roma fumando una sigaretta. Lei non è partita per l’America per ritirare la statuetta. Lei ha paura dell’aereo. Lei non sta attaccata alla radio per scoprire se la statuetta tanto ambita le è stata conferita. Lei, piuttosto, si aggira malinconica e sola tra i vicoletti capitolini facendo incontri a dir poco inaspettati.
Tra questi, una prostituta dai capelli rosso fuoco e le sopracciglia disegnate, che le dice: “Quanto sei brutta”. Ma Anna non si offende, è abituata alla sofferenza, alle cattiverie. E le risponde che in compenso ha una bella voce particolare. La prostituta non può che darle ragione.
Tra i motivi della sofferenza della diva Anna Magnani c’è sicuramente la separazione da Roberto Rossellini a causa dell’invaghimento di quest’ ultimo nei confronti dell’altrettanto diva Ingrid Bergman. Un altro motivo di sofferenza è la poliomielite del figlio, nato con questa disabilità ma che poi decide di prendere il cognome della madre perché di “padre ignoto”.
Nel film di Guerritore c’è una profonda analisi del personaggio “Anna” la cui poesia è riflessa sulla città di Roma, accogliente, luminosa, ma anche cupa e menzognera.
In definitiva Anna può vantare un ottimo lavoro di sceneggiatura e una regia semplice ma efficace che si concentra sopratutto sulla recitazione degli attori, in parte fin troppo teatrale. Il ritmo della pellicola non è incalzante ma quieto, come la sofferenza della Magnani. Le immagini, invece, a tratti buie e a tratti luccicanti, come il suo stato d’animo. Una fotografia quasi antica, non in bianco e nero, ma vicino alla seppia.







