• Home
  • Chi siamo
  • Podcast
    • Episodi
      • Stagione 6
      • Stagione 5
      • Stagione 4
      • Stagione 3
      • Stagione 2
      • Stagione 1
    • Morsi
    • Speciali
  • Recensioni
    • Film
    • Serie tv
  • Rubriche
    • Editoriali
    • Behind the Scene

28 anni dopo: Il tempio delle ossa

28 anni dopo il tempio delle ossa recensione_poster

Alex Garland torna a espandere il mondo di 28 Years Later affidando la regia a Nia DaCosta, regista con solide radici nell’horror dopo Candyman (2018), e il risultato è un film che mantiene l’essenza dei capitoli precedenti ma la spinge in territori più estremi e profondi.

Il Tempio delle Ossa arriva nelle sale con Eagle Pictures collegandosi direttamente non solo al film precedente di Danny Boyle ma anche al folklore e al sottotesto filosofico dell’intero franchise. È un’opera che chiede fiducia da parte dello spettatore: la prima metà lavora in modo lento e misurato, costruendo atmosfera e riflessioni più che azione pura. Ma nella seconda metà il film esplode — spesso brutalmente — ridisegnando i confini emozionali della storia e collegando punti narrativi che fino a quel momento sembravano sparsi e ambiziosi.

DaCosta cambia marcia rispetto ai film passati: non si tratta più (solo) di lotta per la sopravvivenza, ma di una ricerca quasi mistica di spiegazioni che vadano oltre il virus e guardino all’essenza dell’essere umano, alla fede, alla redenzione e alla violenza insita nella società. In questo senso, la figura del Dr. Ian Kelson, interpretato da Ralph Fiennes, guadagna una nuova forza narrativa. La sua interpretazione è più corposa e stratificata e, rispetto al film precedente, riesce a portare nuove profondità al personaggio.

Al centro della narrazione c’è anche un nuovo tipo di antagonismo: non più solo gli “infetti”, ma gruppi di sopravvissuti capaci di atrocità umane incomprensibili. I Jimmies — capitanati da Jack O’Connell si districano tra follia spirituale, culto e violenza — incarnando questa idea di umanità che è peggio della minaccia del virus stesso. Alcune sequenze sono così disturbanti da richiedere un forte stomaco, più intense della maggior parte degli horror contemporanei.

La struttura narrativa, rispetto ai film precedenti, è un saliscendi di emozioni e focus: DaCosta non ha paura di allontanarsi dal genere puro, inserendo momenti che osano essere persino ironici o surreali, mettendo in campo spunti che potrebbero dividere il pubblico.

Dal punto di vista visivo, Il Tempio delle Ossa non si trattiene: il film abbraccia il gore e la brutalità in modo esplicito, senza esagerare gratuitamente ma facendo sì che ogni scena violenta abbia una funzione narrativa e tematica ben precisa trovando il giusto equilibrio tra estremo e necessario. Una lode va alla regista DaCosta per la capacità di gestire toni così diversi all’interno di una narrazione coerente.

Alla fine, Il Tempio delle Ossa non sarà un film amato da tutti: alcuni lo troveranno troppo audace o distante da ciò che si aspettavano da un sequel della saga, mentre altri lo applaudiranno per il modo in cui rilancia la mitologia e i temi centrali della serie con nuove domande e pochi compromessi narrativi.

E quando tutto sembra trovare una sua forma, Alex Garland decide di giocare l’ultima carta, inserendo un finale a sorpresa che non chiude, ma rilancia. Il Tempio delle Ossa diventa così il ponte verso l’atto conclusivo di questa trilogia, annunciando ufficialmente il ritorno di Danny Boyle alla regia dell’ultimo capitolo. Un ritorno che sa di promessa e di cerchio che sta per chiudersi, lasciando lo spettatore con la curiosità (e l’attesa) di scoprire dove questa storia deciderà di portarci un’ultima volta.

28 anni dopo: il tempio delle ossa è un viaggio narrativo coraggioso, polarizzante e profondamente umano. Un sequel che osa e talvolta ferisce — letteralmente e metaforicamente — ma che, quando riesce a mettere insieme tutti i pezzi, offre un’esperienza che va oltre il semplice horror e si trasforma in una riflessione sul mondo che abbiamo costruito e su quello che potrebbe venire dopo.

Autore

  • Simone Albano

    Tutto è iniziato quando da piccolo mi ritrovai solo in casa e decisi di inserire nel videoregistratore il VHS di Jurassic Park. Da lì poi il primo film al cinema Titanic…e dopo la voglia di scrivere storie.

    Non mi aspettavo di scrivere recensioni. Quello lo so, non sono in grado, le scrivo troppo di pancia, ed è per questo che ho deciso poi di creare una redazione tutta mia.

    La prima idea di Popcorn & Podcast era quella di scrivere solo recensioni di film pop, ma poi ho capito che la gente fa solo finta di essere Pop, e si lega ai film di autori, fa il radical chic, e per avere una linea editoriale mista mi sono avvalso di grandi collaboratori.

    Nella vita lavoro nel cinema, mastico cinema e parlo di cinema (sì ho una vita noiosa), ma non riuscirei a vedermi in nessun altro lavoro.

    Cerco di essere sempre sincero nelle mie opinioni sul cinema, e creo sempre nuovi contenuti che non vadano in Trend, perché a me stare sulla cresta dell’onda mette ansia. Quindi preferisco pochi numeri ma tanta qualità.

    E se non sei d’accordo con me, sti cazzi.

    Visualizza tutti gli articoli
Data pubblicazione: 01/14/2026
Articolo precedente
Buen camino: recensione
Articolo successivo
La Grazia: recensione

Cerca anche:

ralph fiennes

Ultimi articoli

mr nobody against putin recensione poster

Mr. Nobody Against Putin: recensione

14 ore fa
something very bad is going to happen recensione serie tv netflix

Something Very Bad Is Going to Happen: recensione

1 settimana fa
the-dinosaurs_recensione poster

The Dinosaurs: recensione

1 settimana fa
il caso 137 recensione poster

Il caso 137: recensione

1 settimana fa
Un_anno_di_scuola_recensione poster

Un anno di scuola: recensione

2 settimane fa
my undesirable friends part 1 recensione

My Undesirable Friends – Part I Last Air in Moscow: recensione

2 settimane fa
P&P
YouTube
spotify
Facebook
Instagram
TikTok
Letterboxd

© Popcorn & Podcast by HypeCommunications

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
  • Privacy Policy