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Buen camino: recensione

buen camino recensione poster

Lasciamoci alle spalle Tolo Tolo e pensiamo a Buen Camino come a un vero ritorno alle origini per Checco Zalone, che torna al cinema abbattendo ogni record. Ma la domanda vera è sempre la stessa: ci piace questo film? Per rispondere bisogna prima capire cos’è davvero il fenomeno Zalone.

Checco Zalone nasce dal cabaret e il suo successo non è mai stato solo legato alla battuta facile, ma soprattutto alle sue canzoni. Perché sì, Luca Medici è un ottimo compositore e paroliere, capace di usare la musica come strumento narrativo e satirico. Non è un caso se, qualche anno fa, Francesco De Gregori lo ha scelto per riarrangiare un intero album: un riconoscimento che va ben oltre il cinema comico e che certifica una sensibilità artistica spesso sottovalutata.

Zalone però sparisce. Rimane in letargo per cinque anni, quasi in maniera ciclica. In questo tempo osserva, studia, ascolta, non si fa vedere. È un meccanismo ormai riconoscibile, quasi rituale. Un po’ come Mariah Carey che “esce” solo a Natale e ogni volta domina le classifiche, anche Checco Zalone torna ciclicamente e fa il boom. Non è un caso che l’uscita dei suoi film coincida sempre con il periodo natalizio: è lì che il pubblico è più disposto ad andare in sala, in famiglia, a condividere un’esperienza collettiva.

Ed è proprio qui che si manifesta la sua intelligenza. Checco Zalone studia il pubblico, quasi come se fossimo creature da laboratorio, e costruisce film che ci rispecchiano. Lo faceva prima con le canzoni, poi con il cinema. E in Buen Camino ci riprova, riuscendoci.

Il comico, nuovamente diretto da Gennaro Nunziante, firma un’opera onesta, capace di portare sullo schermo temi attuali ribaltandoli e ridicolizzandoli come solo Zalone sa fare. Si parla di Gaza, di spreco di denaro pubblico, di ipocrisie sociali, ma anche di famiglia, perché Buen Camino è, a tutti gli effetti, anche un romanzo di formazione.

Al centro c’è un uomo che si scopre padre e una figlia che cerca il suo posto nel mondo. Ed è qui che la maschera comica muta, diventa più seria. Ed è forse proprio questo l’aspetto che funziona di più: Zalone è più maturo, consapevole del potere che ha e di ciò che può raccontare. Non fa un film solo per far ridere — anche se lo fa per tutti i 90 minuti — ma prova a far riflettere, parlando direttamente a un pubblico che nel frattempo è cresciuto, è diventato adulto e oggi si riconosce nel protagonista.

La comicità rimane centrale, ma è accompagnata da uno sguardo più consapevole, meno cinico, più umano. Non tutto è equilibrato allo stesso modo, e alcune riflessioni rimangono più accennate che approfondite, ma l’intento è chiaro: raccontare il presente attraverso una lente popolare, senza mai perdere il contatto con chi guarda.

Arrivati a questo punto possiamo finalmente rispondere alla domanda iniziale: il film ci è piaciuto? Sì.

Buen Camino funziona perché è un ritorno alle origini, ma con uno sguardo più maturo. È un film che conosce il proprio pubblico e non ha paura di parlargli direttamente, alternando risate e riflessioni. Ed è impossibile non citare anche l’aspetto economico e distributivo: Checco Zalone è ormai un fenomeno industriale, capace di riportare le persone in sala in un momento storico complicato per il cinema. Non per un miracolo, ma per una strategia chiara: tornare raramente, creare attesa, fidelizzare lo spettatore e scegliere il periodo giusto. Sta anche qui l’intelligenza.

Buen Camino non è solo un film comico: è un evento popolare che racconta chi siamo oggi, con ironia, lucidità e una consapevolezza rara nel cinema italiano contemporaneo.

Autore

  • Simone Albano

    Tutto è iniziato quando da piccolo mi ritrovai solo in casa e decisi di inserire nel videoregistratore il VHS di Jurassic Park. Da lì poi il primo film al cinema Titanic…e dopo la voglia di scrivere storie. Non mi aspettavo di scrivere recensioni. Quello lo so, non sono in grado, le scrivo troppo di pancia, ed è per questo che ho deciso poi di creare una redazione tutta mia. La prima idea di Popcorn & Podcast era quella di scrivere solo recensioni di film pop, ma poi ho capito che la gente fa solo finta di essere Pop, e si lega ai film di autori, fa il radical chic, e per avere una linea editoriale mista mi sono avvalso di grandi collaboratori. Nella vita lavoro nel cinema, mastico cinema e parlo di cinema (sì ho una vita noiosa), ma non riuscirei a vedermi in nessun altro lavoro. Cerco di essere sempre sincero nelle mie opinioni sul cinema, e creo sempre nuovi contenuti che non vadano in Trend, perché a me stare sulla cresta dell’onda mette ansia. Quindi preferisco pochi numeri ma tanta qualità. E se non sei d’accordo con me, sti cazzi.

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Data pubblicazione: 01/13/2026
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