Le “Magdalene Laundries” in Irlanda sono tra le pagine più oscure degli anni 80 e 90. Oltre trentamila ragazze furono schiavizzate in conventi, con il tacito benestare del governo, che credeva nella rieducazione femminile, senza conoscere bene i metodi utilizzati dalle suore. Questa è la bellissima storia che viene raccontata attraverso le immagini di un film, lento e cupo, che sembra non portare mai ad una risoluzione.
La storia delle “Magdalene” viene però attraversata da questa pellicola solo come una sottotrama e come seconda storyline. La prima vede protagonista Bill Furlog (Cillian Murphy), un carbonaio di New Ross che lavora, tra le altre cose, per una “Magdalene Laundries” della zona. Un uomo con 5 figlie, sposato, che accetta di portare avanti la sua semplice vita di lavoratore e padre di famiglia. Una vita monotona, senza troppe pretese, una vita “tranquilla”, che però viene scombussolata da un incontro fortuito con una delle ragazze rinchiuse nel convento.
Consapevole della futilità della sua vita, il protagonista cercherà di movimentarla, dandole così un senso. Il film ha diverse chiavi di lettura e molti spunti narrativi interessanti. Purtroppo, come detto all’inizio, la sceneggiatura a volte sembra veramente non portare mai da nessuna parte, in un susseguirsi di azioni ripetute senza troppi risvolti, tanto che per vedere uno scarto bisogna aspettare gli ultimi 20 minuti del film.
Quindi, ci si chiede: non si poteva raccontare e arrivare a questo finale in una maniera più coinvolgente? “Small Things Like These” diretto da Tim Mielants, è tratto dall’omonimo romanzo di Claire Keegan, ed è il controcampo di un altro film che nel 2002 vinse il Leone d’oro a Venezia, “Magdalene” di Peter Mullan.







