Al centro dell’ultimo film del regista brasiliano (Central de Brasil, City of God), uno dei periodi più tragici attraversato dal suo Paese, quello della dittatura degli anni ’70, ma diversamente dal solito Walter Salles si concentra sulla dignità della protagonista, donna, moglie e madre, di fronte al dramma.
A colpire inizialmente è il lungo, particolareggiato e solare ritratto familiare, all’insegna dell’armonia e della concordia, tra piccole discussioni, scherzi e gesti amorevoli; è questa normalità che viene spezzata e calpestata quando irrompe la tragedia nella forma dell’arresto e della scomparsa senza giustificazioni dell’ex deputato oppositore del regime, Rubens Paiva.
Il tono allegro iniziale va dunque a perdersi, e anche lo stesso stile visivo cambia, raffreddandosi parallelamente all’insorgere del dolore trattenuto della protagonista Eunice, la quale sceglie da un lato di proteggere completamente i suoi figli da ogni notizia al riguardo e dall’altro di portare avanti la sua richiesta di giustizia di fronte a un governo ostile.
Obiettivo principale di Salles è evitare di spettacolarizzare il dolore, concentrandosi invece su un approccio più intimo e raccolto, di fatto intrecciando e stringendo in un unico nodo dimensione privata e politica. In un film forse fin troppo classico, che non presenta particolari guizzi o evasioni dalla norma del buon gusto cinematografico, seppur dotato di un buon ritmo narrativo nonostante l’assenza di un vero e proprio sviluppo, a donare spessore al tutto è la straordinaria performance di Fernanda Torres, quasi tutta in sottrazione e carica di una sotterranea profondità emotiva.
Io sono ancora qui è un film che una volta si sarebbe definito un po’ pomposamente “necessario”, in quanto fa appello alla memoria storica dello spettatore e intende celebrare non tanto le vittime dei regimi, ma la forza di chi è sopravvissuto all’assenza inspiegabile dei propri cari.
🎬 IO SONO ANCORA QUI
🎥 diretto da Walter Salles
🦁 in concorso al Festival di Venezia 81









