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Gli occhi degli altri: recensione

gli occhi degli altri recensione poster

Gli occhi degli altri è il nuovo pruriginoso film di Andrea De Sica che si ispira al duplice omicidio avvenuto il 30 agosto 1970 ad opera di Camillo Casati Stampa di Soncino nei confronti di Anna Fallarino e Massimo Minorenti.

Presentato alla ventesima edizione della Festa del cinema di Roma, il film narra le vicende di Lelio (Filippo Timi) che, invaghitosi della bella e disinibita Elena (Jasmine Trinca), lascia sua moglie per sposare e passare notti di passione insieme ad Elena. La seduce inizialmente durante una battuta di caccia, insegnandole a sparare. Davanti a loro c’è un malcapitato montone e, durante questa battuta di caccia, Lelio avvolge Elena da dietro facendole impugnare il fucile con grande passione e sensualità.

Sparo.

Comincia tra loro una sfrenata eroticità che sfogano inizialmente nel faro dove vive il guardiano, il quale li guarda ingolosito da dietro una fessura. Ovviamente si accorgono di questa presenza, ma continuano a consumare come se questa cosa loro piacesse. Ed effettivamente sì, a loro piace.

Tra di loro non c’è solo seduzione, ma un gioco di potere, di controllo. Un thriller psico -erotico noir che ricorda molto Alfred Hitchcock per certi versi e Vittorio De Sica per altri. La fotografia è cupa, claustrofobia e le scene erotiche sono taglienti con una Jasmine Trinca in tutta la sua bellezza e sensualità. Colpisce molto la sua nudità e la sua sfacciataggine nel farsi prendere e sbattere letteralmente da perfetti sconosciuti. E tutto questo per fare piacere al marito.

La gioia dei sensi però non dura in eterno. Elena ad un certo punto cade in depressione e Lelio, nel suo cinismo, non si prende cura personalmente della sua amata, ma fa chiamare una verace napoletana (Rita Abela) che riesce a fare tornare il sorriso alla ormai consumata Elena.

Il film è cosparso di voyeurismo, nudità, eros e passione, ma è anche intriso di ossessione, controllo e rumori fastidiosi. De Sica sa raccontare il desiderio malato come forse nessun regista attualmente sa fare.

L’opera manca volutamente di empatia e i personaggi risultano fin troppo contemporeanei, dato che ci ricordano da vicino gli efferati femminicidi che avvengono al giorno d’oggi, cosa che potrebbe rappresentare un pugno nello stomaco per chi ha a cuore questa tematica.

Autore

  • Silvia Zacchi

    Piacere! Sono Silvia Zacchi e bazzico da anni nel mondo del cinema. Ho fatto un po' di tutto, dall'assistente di regia alla montatrice video, dalla sceneggiatrice alla videomaker. Ho lavorato con registi come Matteo Garrone, Alessandro Grande e Angelo Longoni. Dopo qualche anno di stop, attualmente, faccio danni presso Popcorn&Podcast in qualità di redattrice. Il mio sogno è quello di fare l'autrice ma resto coi piedi per terra.

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Data pubblicazione: 10/20/2025
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