James Cameron torna al cinema dopo tre anni con Avatar: Fuoco e Cenere, ma questa volta la sensazione è quella di fare un enorme passo indietro.
Sì, il film offre una bella esperienza cinematografica “alla Cameron”, ma la tecnologia 3D non aggiunge nulla. Anzi: spesso disturba. Se all’inizio dell’era Avatar il 3D stupiva con l’immersione totale e la spettacolarità visiva, oggi quell’effetto sorpresa non c’è più. Qui il 3D appare vecchio, fastidioso e, soprattutto, inutile.
La sala resta affascinante, certo, ma le tre ore di durata pesano. E parecchio.
Avatar – Fuoco e cenere: la trama
La trama è ingarbugliata: si perde in troppe battaglie (tre, praticamente una per ogni ora). Cameron prova a chiudere le linee narrative lasciate aperte nel secondo film e infila ogni minuto possibile per raccontare personaggi, problemi personali, tribù nuove, vecchie conoscenze riemerse dal passato e un mondo di Pandora che qui sembra più uno sfondo obbligatorio che un vero protagonista.
La colonna sonora è onnipresente, invadente, più distrazione che accompagnamento. E il viaggio, già lunghissimo, sembra non finire mai.
Il tema della famiglia è di nuovo centrale, così come quello dell’uomo che distrugge la natura. È il solito messaggio moralista ripetuto talmente tante volte da sembrare un rimprovero continuo allo spettatore: “smettila di distruggere il pianeta”. Un concetto giusto, ma proposto senza freschezza.
Il risultato? Un film che assomiglia a un episodio extra di una serie TV da chiudere in fretta, perché ormai era chiaro che non funzionava più. Un’opera senza vero cuore, che sembra credere ancora che la spettacolarizzazione del 3D basti a portare gente in sala.
Se il primo Avatar era stato un evento, e il secondo quantomeno un film solido che ci aveva convinti a dare fiducia a Cameron, questo terzo capitolo sembra un’uscita obbligata. E quella fiducia, purtroppo, si perde per strada.
Speriamo davvero che Cameron decida di chiudere qui la saga e non ci trascini in un’altra avventura da quattro ore. Una saga così vasta meritava un terzo capitolo più coraggioso, non un compitino.






