Wildwood – I segreti del bosco proibito è un film di animazione in stop motion della LAIKA Studios, diretto da Travis Knight (regista di Kubo e la spada magica nonché CEO della stessa LAIKA) e sceneggiato da Chris Butler (storico collaboratore di Knight). Basato sul romanzo omonimo del 2011 scritto da Colin Meloy e illustrato da Carson Ellis, Wildwood è stato presentato in concorso alla Festa del Cinema di Roma – sezione parallela di Alice nella città 2026.
La storia è un coming of age accattivante e profondo, la cui trama racconta le vicende di una ragazzina di Portland, Prue (coraggiosa e determinata), che insieme al suo compagno di classe Curtis (fifone e “sfigato”), affronta le minacce del bosco proibito per salvare suo fratello più piccolo, Mac, rapito misteriosamente da una nube di corvi neri provenienti da tale bosco.
Wildwood è una rocambolesca sequenza di immagini animate che sgattaiolano giù dallo schermo del cinema come prestigiose chiccherie colorate. I temi affrontati dal film sono una moltitudine, a cominciare da quello delicato del suicidio infantile a quello più subdolo della maternità malata. Prue si vede costretta a rincorrere la regina del bosco proibito, una donna piena di sfaccettature, un antagonista coi fiocchi, ma soprattutto una madre. Una madre che ha troppo sofferto nella sua vita e che si vede costretta a compiere un truce omicidio pur di riavere indietro ciò che ha perso.
L’attraversamento della soglia per Prue e Curtis è fortemente evidente. Passano dal mondo ordinario al mondo straordinario con molta facilità, percorrendo i sentieri del bosco proibito prima con paura e poi con coraggio, affermandosi come guerrieri dell’ignoto e affrontando avventure che mai si sarebbero sognati di vivere prima. In effetti è proprio così, il bosco rappresenta l’oscurità, il male, i demoni interiori che Prue e Curtis si portano dietro nonostante la loro vita appaia inizialmente alquanto “normale” e priva di necessità più profonde.
Il ritmo è calzante, la regia del film è spettacolare, con una miriade di “comparsate” e di figurazioni speciali che fanno parte di questo mondo incantato e lo animano a suon di battaglie e fughe rocambolesche. La trama invece è molto lineare, forse fin troppo e la storia non regge talvolta le sorprendenti immagini. Ad un certo punto si rischia di rimanere abbagliati più dalla forma che dal contenuto. I personaggi, alcuni ben caratterizzati, sono fin troppi e, per esempio, si fa molta fatica ad individuare qual è il mentore, colui che saggiamente indica la via interiore da seguire ai nostri protagonisti.
Wildwood è il film animato in stop motion più lungo di sempre (131 minuti) ma si è avvalso necessariamente di un’integrazione della CGI. Lo staff ha usato ben 231 pupazzi, 136 set di grandi dimensioni e 142 mila volti stampati in 3D con la tecnica voxel che permette di ottenere una quantità variegata di espressioni facciali dei personaggi.
Palesi i riferimenti cinematografici. Primo tra tutti il chiaro affiancamento al capolavoro di Hitchcock, “The Birds”. Gli uccelli all’interno del film sono parecchi. Ma ci sono gli uccelli buoni e quelli cattivi che simbolicamente potrebbero rappresentare il bene e il male. C’è poi un palpabile riferimento alla saga de “Il Signore degli Anelli”, con le sue battaglie piene di vita e di armi che mietono vittime in un folklore di animali parlanti e personaggi dalle sembianze umane.







