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The Life of Chuck: recensione

the life of chuck recensione

Un film classico, per essere considerato tale, deve contenere degli elementi di innovazione. Deve essere talmente potente da creare un mondo familiare e al tempo stesso nuovo. Non deve rincorrere la realtà, ma intercettarne la traiettoria e anticiparla quel tanto che basta per arrivare al momento giusto.

Ma non tutti i classici nascono tali, alcuni lo diventano col passare del tempo, forse perché arrivano troppo presto, forse perché hanno avuto una cattiva distribuzione, o semplicemente per sfortuna. Life of Chuck potrebbe essere uno di quei film in anticipo. E vale la pena di sottolineare “potrebbe”.

Chi lavora, studia o semplicemente ama la serialità, probabilmente conosce Mike Flanagan, showrunner che, specialmente in The Haunting of Hill House, è riuscito non solo ad accostare horror e dramma familiare, ma a lasciare che si compenetrassero, a renderli ugualmente fondamentali all’interno della narrazione.
Insomma, siamo lontani dalla retorica svenevole e forzata degli ultimi episodi della saga di The Conjuring.

L’elemento centrale di cui Flanagan è riuscito a fare l’uso giusto nella sua scrittura seriale è stato il tempo. Fondamentale è il tempo anche in Life of Chuck, sua ultima fatica cinematografica avente come protagonista Tom Hiddlestone (il Loki della Marvel, per intenderci): il tempo narrativo della storia va a ritroso, dando agli spettatori il tempo di capire quello che sta succedendo, saltando in situazioni, momenti e dimensioni diverse. Ogni frammento di storia permette di capire meglio la parte precedente e preparare alla successiva.

Eppure, paradosso dei paradossi, è proprio il tempo che sembra mancare a Life of Chuck. C’è il tempo di capire ma non il tempo di emozionarsi. Il tempo di esplorare ma non quello di tenere tutto insieme. Manca un nucleo emotivo forte che travalichi spiegazioni, salti indietro e passi di danza. Nonostante tutto è davvero difficile dare un giudizio sul film, forse perché, nonostante gli elementi dissonanti, è vivo, ha una sua identità e una struttura fuori dai canoni.

Forse arriverà il tempo di Life of Chuck, quando ci si raccoglierà intorno a uno schermo per vederlo insieme e farsi un bel pianto, come si fa con i grandi classici. O forse ispirerà, in modi che ancora inimmaginabili, uno dei prossimi grandi classici.

Del resto i film, come noi, contengono moltitudini.

Autore

  • Francesca Zonta
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Data pubblicazione: 09/23/2025
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