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Save the Green Planet!: recensione

save the green planet recensione

Prima di incominciare questa recensione, devo fare due premesse. La prima è che non ho ancora visto Bugonia di Yorgos Lanthimos, film in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, remake proprio del film sud coreano, che probabilmente molti di voi non hanno visto, anche perché fuori dai canali delle piattaforme streaming.

La seconda è in realtà il cuore di questa recensione, spero mi perdonerete se non è una classica recensione, e quindi bisognerebbe creare prima un contesto. Il 2003 è un anno che potremmo definire di svolta del cinema sud coreano (ma probabilmente è solo una mia tesi, niente di serio eh), escono infatti quattro film: Old Boy di Park Chan-wook, Memories Of Murder di Bong Joon-ho, Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera di Kim Ki-duk e Two sisters di Kim Ji-woon.

Questi film non furono solo successi in patria ma tra premi, festival e passaparola nel giro di un anno e poco più divennero cult anche nel nostro “occidente”, quindi prima leva di quella che sarà una ondata del cinema sudcoreano nel mainstream globale, questo condito anche dal fatto che il Ministro della cultura sudcoreano è per la prima volta un collega, lo scrittore e regista Lee Chan-dong (quello di film come Oasis, Poetry e Burning).

Probabilmente per capire meglio cosa è la Corea Del Sud, ci vorrebbe non una recensione cinematografica, ma il cinema, ovviamente, può essere ottimo specchio della realtà, non solo presente e non solo di quel momento. Per essere abbastanza brevi, e purtroppo non tanto esaurenti (e questo vi invito ad approfondire), si può dire che la Corea del Sud è diventata di fatto una democrazia repubblicana dal 1993, uscendo da sanguinose dittature militari spacciate per repubbliche (filoamericane) per quasi 40 anni (si stiamo parlando di Corea del Sud, non del Nord).

Tra il 1998 e il 2003 la Corea Del Sud cercò di conoscere una nuova pagina anche grazie anche a un presidente divenuto famoso per aver ricevuto il Nobel per la pace per il suo lavoro di “amicizia” verso i vicini del Nord, e nello stesso tempo cercare di salvare l’economia del paese con interventi più ampi nel welfare.

Ovviamente l’impatto poteva durare e quadrare fino a un certo punto anche perché si scontrava un po’ sulla base che reggeva la società sudcoreana, ovvero una società che è sempre stata liberista e/o neoliberista (soprattutto durante le dittature), continuando poi in avanti un percorso condotto da scelte economiche sempre più scellerate e corruzioni a cadenza annuale, dimostrando sempre più il mostro del capitalismo sudcoreano.

Se quei quattro film non solo hanno iniziato a far diventare gli autori riconosciuti nel mondo, hanno anche fatto riconoscere il loro paese nel mondo, diventando di fatto, nella globalizzazione, una visione di tutti. Ed è proprio qui si inserisce questo film. Ci ho messo un po’ ma era doveroso.

Save The Green Planet! racconta di un ragazzo, Byeong-gu, ormai perso nella sua ossessione in cui vuole dimostrare a tutti i costi che esiste un complotto degli extraterrestri volto ad eliminare la terra, decide quindi di sequestrare un direttore di una grande società farmaceutica (e legato anche ai poteri della polizia nazionale) pensando che sia un alieno del pianeta Andromeda, torturarlo e così riuscire a fermare il piano, salvando l’umanità, sulle sue tracce due investigatori, mentre al suo fianco la sua ragazza, che più che proteggere la terra, vorrebbe proteggere il suo amore.

L’opera prima di Jong Joon-hwan, nonostante il poco budget si muove molto bene nelle forme della fantascienza indie, ma soprattutto della satira. Nonostante qualche ingenuità nella scrittura dei personaggi e una regia che spesso guarda troppo ai videoclip dell’epoca, riesce molto a divertire e andare a segno. Guardando il film, in fondo, sappiamo come finirà, ma il nostro interesse è diventato altro.

Quando uscì fu un fiasco al botteghino, ma nel corso del tempo è diventato un piccolo cult, l’opera sia esplicitamente in alcune scene, che implicitamente, riesce a raccontare cosa è stato, cosa è e quindi cosa continuerà ad essere la Corea del Sud. Rivedendolo ora, sembra richiamare la società capitalista non solo di quel paese.

Sono molto curioso del lavoro che ha fatto Yorgos Lanthimos, non mi stupisco che abbia accettato di realizzare un remake del genere con il suo sguardo, anche se la sceneggiatura non è sua né del suo fido Euthymīs Filippou, è da tenere comunque d’occhio dato che l’autore, Will Tracy, è lo stesso che ha scritto The Menu.

Per il resto, parafrasando il forse troppo citato Mark Fisher: è più facile immaginare la fine del mondo da parte degli extraterrestri di Andromeda che la fine del capitalismo.

Autore

  • franco diana
    Franco Diana

    Franco Diana nato a Napoli nel lontano 1987, vorrebbe mettere una citazione sul cinema, ma sono già state prese tutte, al massimo può dire che è appassionato di film, di libri, di musica, del Napoli e quindi tutto ciò che riguarda il mondo dell'arte.

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Data pubblicazione: 11/14/2025
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