Chi ha detto che ogni commedia prodotta in Italia debba rifarsi alla tradizione della commedia all’italiana? E chi lo dice che non si possa fare una commedia leggera, frizzantina, romantica, con un minimo di sottotesto politico e sociale? Lo dimostra Dov’è la fiesta?, esordio dietro la macchina da presa di Niccolò Gentili, qui anche sceneggiatore insieme alla veterana Lisa Nur Sultan e che vede protagonista un’inedita coppia di innamorati – o presunti tali, composta da Linda Caridi (promessa del cinema italiano che vorremmo vedere sfondare a brevissimo) e Francesco Carril (l’attore spagnolo celebratissimo dopo la miniserie 10 capodanni).
Leo e Irene si sono conosciuti tre mesi fa sul raccordo: lui attore toscano trapiantato a Roma in cerca di una fortuna che non arriva, lei solida sceneggiatrice in carriera. I due si frequentano e si piacciono, ma non riescono a dirselo, schiacciati dalla paura di definirsi in quanto coppia. Ed è qui che si innesta la prima trovata del film: i due personaggi sono quasi consapevoli di stare dentro una struttura narrativa che li vorrebbe far finire insieme e che loro tradiscono di continuo – il film “sa che noi sappiamo” come terminerà e gioca proprio su quella complicità.
Ecco quindi arrivare un furto d’auto che fa deragliare la conversazione decisiva e definitoria e introduce il vero antagonista dell’opera, ovvero la burocrazia italiana: che si tratti della polizia, dell’ufficio pratiche o dell’assicurazione, costituisce il bersaglio politico del film, che tra una battuta e l’altra mostra un certo spirito critico e si fa portavoce del desiderio di rinnovamento delle nuove generazioni ai danni delle più anziane con un gusto sarcastico cui è difficile sottrarsi.
La seconda idea è a rischio spoiler, ma basti dire che la cornice portata avanti dalla narrazione del personaggio di Giorgio Tirabassi, ambiguo deus ex machina del racconto, serve proprio a portare avanti una storia d’amore all’interno di una narrazione che non ha voglia di fingere che il romanticismo cinematografico possa ancora esistere nelle forme pure delle commedie romantiche cui Dov’è la fiesta? si ispira esplicitamente (con tanto di lezioni frontali e autoriflessive di Irene ai suoi studenti) con vena metanarrativa.
E nonostante questo ingegno niente di tutto ciò potrebbe funzionare se Linda Caridi e Francesco Carril non avessero una chimica evidente. Se lei porta in dono una certa intelligenza nervosa e una cautela superficiale, lui invece compensa con un candore un po’ goffo ma carismatico, lontano dalla macchietta. Quando sono in scena insieme il film respira, e la parte romantica trova una facilità rara nei prodotti italiani.
Il problema del film è che quella parte romantica finisce per essere sacrificata agli altri temi e quindi i dilemmi della coppia rimangono in secondo piano o ripresi a intervalli. Il risultato è che si esce con la sensazione di aver visto una buona commedia civile con dentro una storia d’amore che meritava più spazio, invece del contrario.
In questo senso la struttura non aiuta, dato che la costruzione episodica funziona quando ci sono battute e comprimari giusti, ma fatica a imprimere una progressione drammatica. Per fortuna la regia di Gentili è funzionale e pulita, anche se più volte sceglie la soluzione più comoda (campo-controcampo, montaggio frenetico, battute a effetto in chiusura) dando un po’ l’impressione di essere un film che ha idee migliori di quelle che si concede di sviluppare fino in fondo.
Ma una vera commedia non potrebbe funzionare – e a scanso di equivoci lo confermiamo, Dov’è la fiesta? funziona bene – senza un cast di comprimari ben assortito e in palla: qui quasi tutti hanno almeno un momento in cui rilucono, per quanto a rubare la scena sia un veterano come Sergio Pierattini, che porta in scena il padre di Leo con un mix di senilità demenziale e tenerezza paterna. Ma si possono citare anche schegge impazzite come l’imperscrutabile Suor Maria o alla flemmatica addetta alle pratiche automobilistiche
A titolo puramente personale aggiungerei che non tutte le battute vanno a segno, con una percentuale di scarto forse troppo alta rispetto a quanto una commedia potrebbe permettersi; nondimeno, si sa, il senso dell’umorismo è una questione molto soggettiva – persone diverse trovano divertenti cose diverse – ed eviterei quindi di dare troppo peso critico a questo fattore (per quanto poi a livello di godimento del film sia fondamentale).
Dove invece il film mostra la corda, probabilmente per limiti di budget, è il reparto tecnico. Scenografia e costumi appaiono sommari, generici, funzionali – non è che ci sia una mancanza di gusto, è solo che la cura sembra sia rivolta alla correttezza formale più che all’espressività.
Dov’è la fiesta? resta comunque un esordio con delle idee vere, una coppia protagonista che vale il biglietto e un bersaglio polemico azzeccato. Un film che con un po’ più di coraggio e di investimento sarebbe potuto essere un piccolo cult della commedia romantica invece che “soltanto” un’operazione simpatica.
…ma, tornando all’inizio, chi l’ha detto che ogni film debba essere un caposaldo del suo genere?







