La scelta di Joseph, diretto da Gilles Bourdos, è un film della durata di un’ora e un quarto, ma che fa sentire tutto il suo peso sulle spalle di chi guarda. Non è neanche originale perché il film francese è stato ripreso dall’americano Locke del 2013, con Tom Hardy… Molto più avvincente senza ombra di dubbio. Ma risulta ancora più avvincente Non Riattaccare, con Barbara Ronchi: stesse ambientazioni, stessa tensione, ma caspita, che storia!
Joseph Cross è interpretato da Vincent Lindon, grande attore francese dallo sguardo gelido e la cazzimma che ricorda un po’ Jean Reno. Lindon è molto bravo, e questo si sa, e in questo film offre una grande prova attoriale in quanto deve rapportarsi con una serie di personaggi di cui sente solamente la voce.
Infatti Joseph, riceve una telefonata importante a cui non può sottrarsi: l’amante sta per partorire. Il problema è che l’amante sta a Parigi e Joseph deve percorrere un viaggio di un’ora in macchina per arrivare a destinazione. Durante questo viaggio riceverà una miriade di telefonate che mineranno la sua stabilità emotiva.
Comincia così un road movie claustrofobico e ben girato, con la macchina in corsa ripresa da varie angolazioni e il volto di Lindon che spunta dal volante e che mantiene i nervi saldi per tutta la durata del film.
Ma non solo: Lindon mantiene anche la stessa espressione, che sicuramente nasconde conflitti personali intensi, ma che nel momento in cui uno spettatore si dovrebbe commuovere, non lascia trasparire l’emozione. Ma non è un problema dell’attore, lui è bravo. Probabilmente c’è un problema di fondo nella direzione degli attori.
Anche le voci, provenienti dal telefono della macchina, sono troppo citofonate e poco intense. E diciamoci la verità, il fatto che Joseph riceva per un’ora di seguito una ventina di telefonate dalle stesse tre o quattro persone, risulta decisamente poco realistico.







