Elsinore di Simon Stone è uno dei titoli di punta di questa edizione della Festa del Cinema di Roma. Toccante, intenso ma dall’ironia inequivocabilmente british, il film racconta la storia vera di Ian Charleson, attore passato alla storia grazie alla sua interpretazione in Momenti di Gloria.
È il 1989, e Ian è stanco dei ruoli di serie B che gli vengono affidati, dei lunghi tempi morti sul set e dal sentir canticchiare la colonna sonora del film che l’ha consacrato a chiunque lo riconosca. Inoltre è sieropositivo, e si osserva ossessivamente la pelle alla ricerca delle macchie che compaiono quando si sviluppa l’AIDS. La sua quotidianità londinese è scandita da lavoro, uscite con amici queer o del mondo cinematografico e dall’estenuante attesa dell’occasione giusta.
Quando gli viene proposto di interpretare Amleto al National Theatre per sostituire un certo giovane attore di nome Daniel Day-Lewis che ha abbandonato il palcoscenico all’inizio della tragedia, Ian accetta immediatamente. Per lui è l’occasione della vita, e non ha intenzione di lasciarsela scappare. Peccato che vicino al suo occhio, all’improvviso, spunti una piccola macchia scura che darà il via a un lungo percorso in cui dovrà scegliere tra gloria e guarigione.
L’interpretazione di Andrew Scott è magistrale, e basterebbe come incentivo ad andare al cinema. Accanto a lui Olivia Colman, nel ruolo della brusca e appassionata dottoressa Johnson, incarna un’antagonista sui generis, in grado di evolversi senza contraddirsi.
Elsinore racconta della passione di Ian, della sua cieca ostinazione ad inseguire il suo obiettivo e di una comunità, quella queer, messa in ginocchio ma fortunatamente mai domata da un’epidemia che ha mietuto per anni vittime spesso messe a tacere ma incapaci di fare silenzio. Una storia che non indulge nel patetismo ma racconta la rivalsa, la forza e la gioia di chi fa quello che ama con tutto se stesso.







