Quante altre volte vedremo il racconto del gesto del perdono al termine di una faida insensata e meschina, precipitata nella violenza brutale, sullo sfondo di un ambiente rurale ai margini della civiltà? Ma soprattutto, dopo aver visto il magnifico As bestas, che ha destrutturato e sconvolto il “filone”, è ancora possibile realizzare una pellicola di questo tipo, senza dire qualcosa di nuovo?
Bring Them Down, esordio alla regia di Chris Andrews, è ambientato nella campagna irlandese e incentrato sulla rivalità tra due famiglie di allevatori di ovini (come da stereotipo locale). Il protagonista Michael si prende cura del padre Ray, con cui ha un rapporto teso per un evento luttuoso del passato, mentre sta per esplodere il conflitto con il vicino Gary e il figlio Jack, in procinto di essere lasciati dalla moglie/madre, che fugge da una terra senza speranza e prospettive. La morte di un paio di montoni in circostanze sospette lascerà una scia di sangue senza fine…
Perché Barry Keoghan è ancora una volta un ragazzino confuso, se non proprio tardo? Da dove viene la violenza ferale di tutti i protagonisti? Possibile che nessuno si fermi mai a pensare alle conseguenze delle proprie azioni? L’Irlanda è davvero l’inferno in terra, nonostante lo splendido paesaggio fotografato dal film? Sono alcune domande che questo film scritto con un fucile a canne mozze e girato nel più classico stile indie (grezzo, impreciso, sporco, squarciato da sparute immagini pacifiche) lascia insorgere in uno spettatore smaliziato.
Ma soprattutto, a chi dovrebbe interessare lo scarto di prospettiva improvviso, che testimonia solo l’assurdità di un’opera in cui non si verificano percorsi drammaturgici degni di nota, se non la mattanza (inutile e morbosa) di poveri animali? Se il protagonista è uno psicopatico latente, come mai questo elemento non viene mai tematizzato o problematizzato? E infine: com’è possibile assegnare il premio alla migliore sceneggiatura a questo filmaccio dimenticabile?







