• Home
  • Chi siamo
  • Podcast
    • Episodi
      • Stagione 6
      • Stagione 5
      • Stagione 4
      • Stagione 3
      • Stagione 2
      • Stagione 1
    • Morsi
    • Speciali
  • Recensioni
    • Film
    • Serie tv
  • Rubriche
    • Behind the Scene
    • Editoriali

Il corsetto: recensione

il corsetto recensione poster

Un film sui sogni che cambiano forma

L’animazione francese andrebbe studiata nelle scuole di cinema. Per la poetica, per la tecnica, ma soprattutto per il modo in cui affronta i temi: con delicatezza, senza paura di parlare ai bambini come si parla agli adulti. Il corsetto ne è la dimostrazione più recente.

Dietro c’è Louis Clichy, uno che l’animazione l’ha vista da dentro in ogni sua forma. Si è fatto le ossa alla Pixar, su WALL-E e Up, poi ha diretto insieme ad Alexandre Astier due film di Asterix in 3D. Con Il corsetto fa il percorso inverso. Torna al disegno a mano, con i fondali dipinti ad acquerello, e firma per la prima volta un film tutto suo. Presentato a Cannes, ha vinto il Premio speciale della giuria nella sezione Un Certain Regard, e ad Annecy si è portato a casa sia il premio della giuria sia quello del pubblico. In Italia è arrivato ad Alice nella Città, che si svolge in parallelo alla Festa del Cinema di Roma.

Siamo negli anni ‘80, in una fattoria della Beauce, isolata da tutto. Christophe ha undici anni e vive con la madre, il fratello e il papà, il suo esempio più grande. Ha un sogno semplice: aiutare il padre in campagna e, soprattutto, guidare il trattore. Ma il suo corpo non è d’accordo. La schiena non lo tiene dritto, Christophe pende e cade. La soluzione è un corsetto correttivo, da portare per anni. Il corsetto non arriva da un’altra storia. Clichy un corsetto l’ha portato davvero, e il film nasce dalla sua infanzia.

A dare la voce originale a Christophe c’è suo figlio, e questo rende il film una storia vera. Non c’è niente di inventato nella fatica di quel bambino, anche se tutto intorno a lui sembra uscito da un acquerello. E in senso letterale, lo è. Le immagini non sono mai complete. Gli acquerelli sfumano sui contorni, non ricalcano i dettagli, lasciano che lo spazio si perda ai margini. A fuoco restano i personaggi.

Gli spazi invece sono sempre enormi, immensi, e non solo all’aperto: anche le stanze di casa sembrano più grandi di chi le abita. Il risultato è un mondo che ricorda le animazioni de Le avventure del piccolo Nicolas o di Ernest e Celestine, e non solo per il tratto. Anche lì il mondo è visto ad altezza di bambino, con tutto quello che un bambino non riesce ancora a capire.

La regia di Clichy non si ripete mai. Ogni inquadratura sembra pensata da zero, e i movimenti di macchina, che in animazione vanno inventati uno per uno, hanno sempre un’idea dietro. Anche la storia segue la stessa logica. Cambia direzione di continuo, inserisce personaggi nuovi, non si siede mai. E soprattutto non ti lascia prevedere le sue mosse. Christophe, costretto a stare lontano dal trattore, scopre l’organo. Impara a suonarlo con il corsetto addosso, che gli tiene la schiena dritta mentre le mani imparano.

Quando, a un certo punto, il corsetto deve finalmente essere tolto, io ho pensato subito: ecco, adesso non saprà più suonare, perché era abituato a farlo così. Il film invece non ci cade. Ed è una scelta che dice tutto. Il corsetto lo ha cambiato, ma quello che Christophe è diventato resta suo. Il talento non apparteneva al corsetto. Il corsetto è stato il passaggio, non la fonte. Anche la musica fa lo stesso percorso. Quando entra in scena l’organo, la musicalità del film cambia completamente. Diventa protagonista, poi torna in secondo piano, ma non sparisce mai. Proprio come il corsetto, che arriva, occupa tutto e poi si fa da parte, ma resta dentro di lui.

C’è una scena che mi è rimasta addosso più di tutte. Padre e figlio sono in macchina. Il padre accende la radio, parte una canzone pop e lui comincia a canticchiarla. Poi si accorge di cosa sta facendo, si vergogna, e spegne. Silenzio. In pochi secondi c’è tutto il loro rapporto. Un padre che è un esempio, ma che non si concede di sembrare debole davanti al figlio. La musica che il padre spegne per pudore è la stessa lingua che Christophe troverà nell’organo. Quello che tra loro non si dice, passa da lì.

Christophe scopre anche l’amore. Comincia a capire cosa significa diventare grande, cosa sono le responsabilità. E soprattutto scopre che i sogni, se li nutri, non sempre restano uguali. A volte cambiano forma. Il bambino che voleva guidare il trattore si ritrova davanti a un organo, e forse il futuro che aveva immaginato non è più l’unico possibile.

Il corsetto è un coming of age che parla ai bambini, ma soprattutto agli adulti. A chi un sogno l’ha avuto da piccolo e poi l’ha visto trasformarsi in qualcos’altro. Non ti dice di continuare a sognare la stessa cosa. Ti dice che va bene se il sogno cambia. A volte quello che ti costringe a stare dritto è proprio quello che ti fa trovare la tua strada.

Autore

  • Simone Albano

    Tutto è iniziato quando da piccolo mi ritrovai solo in casa e decisi di inserire nel videoregistratore il VHS di Jurassic Park. Da lì poi il primo film al cinema Titanic…e dopo la voglia di scrivere storie.

    Non mi aspettavo di scrivere recensioni. Quello lo so, non sono in grado, le scrivo troppo di pancia, ed è per questo che ho deciso poi di creare una redazione tutta mia.

    La prima idea di Popcorn & Podcast era quella di scrivere solo recensioni di film pop, ma poi ho capito che la gente fa solo finta di essere Pop, e si lega ai film di autori, fa il radical chic, e per avere una linea editoriale mista mi sono avvalso di grandi collaboratori.

    Nella vita lavoro nel cinema, mastico cinema e parlo di cinema (sì ho una vita noiosa), ma non riuscirei a vedermi in nessun altro lavoro.

    Cerco di essere sempre sincero nelle mie opinioni sul cinema, e creo sempre nuovi contenuti che non vadano in Trend, perché a me stare sulla cresta dell’onda mette ansia. Quindi preferisco pochi numeri ma tanta qualità.

    E se non sei d’accordo con me, sti cazzi.

    Visualizza tutti gli articoli
Data pubblicazione: 10/22/2026
Articolo precedente
Idda: recensione
Articolo successivo
Un jeu dangereux: recensione

Cerca anche:

animazioneFesta del Cinema di Roma

Ultimi articoli

un jeu dangereux recensione

Un jeu dangereux: recensione

34 minuti fa
idda recensione

Idda: recensione

7 ore fa
il ministero dell'amore recensione

Il ministero dell’amore: recensione

17 ore fa
clayface recensione

Clayface: recensione

2 giorni fa
je so pazzo recensione

Je so’ pazzo: recensione

2 giorni fa
il rumore delle cose nuove recensione

Il rumore delle cose nuove: recensione

2 giorni fa
P&P
YouTube
spotify
Facebook
Instagram
TikTok
Letterboxd

© Popcorn & Podcast by HypeCommunications

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
  • Privacy Policy