Questa frase, sia stata pronunciata o di cui sia stato evocato solo il concetto tramite gli sguardi giudicanti di familiari, pubblico e affetti, è come un’ossessione, una paura irrazionale e sfibrante nella testa di Robbie Williams ,che in “Better Man”, biopic in uscita il 1 gennaio 2025, ha le sembianze di uno scimpanzé ricreato in CGI. Il primate, a detta della stessa popstar inglese di cui ha curato il doppiaggio, rappresenta «il simbolo delle sue complessità e fragilità ma anche quel talento che non sempre è riuscito a schiacciare le difficoltà della sua vita», in primis la droga e le dipendenze. Insomma, un personaggio un po’ goffo e sfacciato che irrompe neanche troppo gradualmente nella standardizzazione del mercato musicale anglosassone e non.
Dietro l’abile macchina da presa di Michael Gracey (“The Greatest Showman”), con la sceneggiatura di Oliver Cole e Simon Gleeson, l’opera ripercorre a tutto tondo (anche a livello musicale), l’infanzia, l’ambizione di raggiungere il successo e le mille cadute di uno degli artisti più premiati di tutti i tempi il cui esordio è avvenuto con i mitici Take That. Una visione completa, intima e intrecciata di Williams che cerca di districarsi per tutta la vita fra l’uomo e quello che rappresenta per lo show business senza far mancare le critiche aperte alla pressione mediatica a cui è stato esposto.
La tossicodipendenza e la paura di fallire, fra alti e bassi da montagne russe, costituiscono lo sfondo su cui poi è cucito a puntino il lungometraggio. Originale l’idea della scimmia che farà di “Better Man” uno dei film più amati dell’anno, anche se lo spettatore che non nutre un particolare interesse per il personaggio farà fatica a seguire fino alla fine.
🎬 BETTER MAN
🎥 diretto da Michael Gracey