In To a Land Unknown Chatila e Reda sono due cugini palestinesi che hanno lasciato l’inferno dei campi profughi in Libano e sognano il paradiso della Germania, come Terra Promessa in cui poter ritrovare dignità e una vita normale.
Nel mezzo vivono il purgatorio di Atene, dove ormai sono bloccati da molto più tempo di quanto avessero preventivato, nella disperata ricerca dei soldi per ottenere dei passaporti falsi che li porta a sacrificare la propria integrità morale. Eppure quel che sembra un viaggio dantesco, è un immobilismo kafkiano dai toni ora leggeri, ora ironici e commoventi.
Il film diretto e co-scritto dal regista danese-palestinese Mahdi Fleifel – vincitore al festival di Taormina del 2024 – ha infatti il pregio di permeare nella mente e nel cuore dello spettatore quella sensazione di impotenza, di eterno stallo, di “un giorno…” ripetuti continuamente che poi non si concretizzano mai.
Per tutto il film viviamo con i due protagonisti – interpretati da due magnifici e ipnotici Mahmood Bakri e Aram Sabbah – l’impastato presente che li rende “come animali, anzi peggio degli animali”; sentiamo la malinconia di Chatila per moglie e figlio lasciati in Libano e combattiamo con Reda contro la propria tossicodipendenza.
Ma a farla da padrona, seppur invisibile allo schermo, sono l’ombra del misero passato da cui provengono e lo sguardo ansioso, disperato verso un’Europa che solo nei loro sogni è posto ameno ma che di fatto è un mero salto nel vuoto verso una terra sconosciuta.
Un film delizioso, che incarna la prolifica corrente cinematografica mediorientale, la sua narrazione semplice ed efficace, la fotografia minimale e una regia senza voli pindarici ma sempre ben ancorata – grazie all’uso sapiente, costante e intenso dei primi piani – ai personaggi e alla loro feroce battaglia per la dignità, per sentirsi finalmente a casa, una casa che per Chatila e Reda, come per un intero popolo, appare solo un miraggio.
Promosso a pieni voti e consigliato!







