Quante volte abbiamo sentito dire: “Finalmente una ventata d’aria fresca nel cinema italiano”? Troppe. Eppure, per una volta, è davvero così.
Alla scorsa Festa del Cinema di Roma, il regista Alberto Palmiero ha portato in concorso la sua opera prima, Tienimi presente, vincendo anche il premio per il miglior esordio. Un film piccolo, intimo e autobiografico, prodotto da Gianluca Arcopinto insieme ad altri nomi importanti del nostro cinema.
Tra questi spicca perfino Marco Bellocchio, che oltre a sostenere il progetto appare anche in un piccolo cameo. Un segnale forte: questo film, pur nella sua semplicità produttiva, è stato preso sul serio da chi il cinema lo fa davvero.
Palmiero racconta la storia di Giulio, un ventisettenne che sogna di diventare regista mentre vive intrappolato in una provincia che non crede nei suoi sogni. Tra lavoretti precari e un cortometraggio che sembra non decollare mai, Giulio sente addosso tutto il peso di una generazione costretta a giustificare le proprie aspirazioni. Quando arriva l’occasione di partecipare a un laboratorio cinematografico, Giulio parte convinto che sarà il primo passo verso la svolta.
Ma quel mondo che immaginava magico si rivela un luogo competitivo, duro, fatto di ragazzi come lui: pieni di talento e ambizioni, ma schiacciati dalla paura di non farcela. Tra nuove amicizie, momenti di entusiasmo e crisi personali, Giulio scopre che il cinema non è soltanto tecnica o ispirazione: è soprattutto resistenza. È continuare anche quando tutto dice il contrario.
Il film sembra un invito diretto alla nuova generazione di registi under 35, quasi una domanda lanciata nello schermo: perché fare un film? Palmiero risponde nel modo più semplice e sincero possibile: per esigenza. Perché aveva bisogno di raccontare la fragilità di una generazione che sogna il cinema in un’epoca in cui il cinema, paradossalmente, fatica a essere considerato davvero.
Attraverso la sua esperienza personale, Palmiero costruisce un racconto che parla di giovani autori pieni di ambizione ma destinati a scontrarsi con una realtà dura, poco romantica, spesso spietata. Eppure autentica.
Tienimi presente è una piccola perla nel panorama degli esordi italiani: un film pulito, semplice, sincero. Ma qui la questione è un’altra: la storia funziona, arriva, colpisce nel segno. E se il grande cinema decide di dare fiducia a un autore di 28 anni che ha qualcosa da dire, ben venga. Il cinema italiano ha un disperato bisogno di film così: piccoli nelle dimensioni, grandi nei contenuti.
Dato che l’anno è finito, noi di Popcorn & Podcast ci sentiamo di dire che è il più bell’esordio del 2025, e auguriamo al film una distribuzione giusta, che possa veramente lasciare un segno.







