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Sulla terra leggeri: recensione

Sulla terra leggeri: recensione

 

Primo lungometraggio di finzione per Sara Fgaier, già produttrice e collaboratrice al montaggio di Pietro Marcello, di cui riprende alcuni stilemi. La particolarità del film risiede infatti nel massiccio utilizzo di materiale d’archivio provenienti dalle fonti più disparate, all’interno di un viaggio della memoria dalle tinte più puramente emozionali e romantiche.

La storia che lo spettatore attraversa è quella di Gian (Andrea Renzi), anziano etnomusicologo che dopo la morte della moglie inizia a perdere la memoria, non riconoscendo più la figlia Miriam (Sara Serraiocco) e il nipote Elyas e tentando persino il suicidio. Rileggendo il suo diario giovanile, però, l’uomo (Emilio Scarpa, da giovane) ripercorre la sua travagliata e intensa storia d’amore con Leila (Lise Lomi), aviatrice tunisina, ritrovando anche se stesso.

Superata una premessa consapevolmente ingenua, non si può non restare ammirati di fronti alla maestria con cui Fgaier riesce a rendere omogenei i materiali più differenti, rendendoli parte di un flusso emotivo costante, grazie a una fotografia vintage su pellicola virata o graffiata, simile a quanto visto ne La chimera di Alice Rohrwacher (film con cui c’è più di un punto di contatto estetico) ma soprattutto un montaggio sapiente.

Il film quindi si struttura come un processo di immersione e riemersione tra passato e presente, finzione e documentario, cullando lo spettatore tra i due estremi della dolcezza del ricordo e della dolore della perdita. Ad aumentare il fascino delle immagini, rivestita dalla patina che hanno le vecchie fotografia, c’è la ricerca quasi maniacale per la bella inquadratura e la composizione armoniosa.

Qualche dubbio sulla tenuta di una narrazione non semplice da seguire, costellata com’è da salti indietro e in avanti, ripetizioni, ellissi abissali e materiali spuri, e sulle musiche di Carlo Crivelli che toccano note melodrammatiche tali da sfiorare l’astrazione. Ma sono nei insignificanti di fronte a un debutto il cui finale lascia commossi e in pace con se stessi.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 11/27/2024
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