Send Help – Sam Raimi torna all’horror, ma senza mordente
Quando un nome come quello di Sam Raimi torna al cinema dopo anni di assenza, soprattutto nel genere che lo ha reso un autore di culto, l’aspettativa è inevitabile: finalmente un horror come si deve. Send Help, però, è uno di quei ritorni che lasciano più perplessità che entusiasmo.
Archiviata la parentesi Marvel, Raimi prova a rientrare nel suo territorio naturale con un film che ambisce a essere molte cose insieme: horror, survival movie, thriller psicologico. Il problema è che non sceglie mai davvero una direzione, rimanendo sospeso in una terra di mezzo che finisce per smorzarne l’impatto complessivo.
Il film, va detto, si lascia guardare. Ma è anche un’opera che fatica a costruirsi un’identità forte: Send Help è “competente ma anonimo”, con un’idea di base potenzialmente interessante che però viene sfruttata fino allo sfinimento, senza mai trovare una vera escalation narrativa o emotiva.
A reggere il peso del film è soprattutto Rachel McAdams, protagonista di una prova solida, intensa e volutamente ambigua. Il suo personaggio cambia continuamente registro: fragile e vulnerabile, poi manipolatore, poi ancora vittima o carnefice. Lo spettatore è costantemente spinto a rivedere il proprio punto di vista, senza sapere davvero per chi tifare. Ed è probabilmente questo l’aspetto più riuscito del film. Peccato che il resto del cast risulti largamente dimenticabile, sacrificato da una scrittura che non si concede mai il tempo di approfondire davvero i personaggi secondari.
Il vero limite di Send Help è però la mancanza di fantasia. Il film tende a ripetersi, gira spesso a vuoto e inciampa in diversi momenti di stanca. Gli elementi horror utilizzati sono estremamente basici: le tensioni arrivano, ma sono prevedibili, quasi meccaniche. Nulla che sorprenda davvero, nulla che rimanga addosso una volta terminata la visione.
Bisogna attendere il finale per tirare un piccolo sospiro di sollievo. Solo lì Raimi sembra ricordarsi chi è, concedendosi una chiusura più riuscita, persino ironica, capace finalmente di strappare un sorriso. Troppo tardi, però, per risollevare un film che per gran parte della sua durata assomiglia a un prodotto da piattaforma qualsiasi.
Ed è forse questo l’aspetto più deludente. Send Help è uno di quei film d’intrattenimento che potresti tranquillamente incontrare scorrendo un catalogo streaming, senza mai percepire davvero la mano di Sam Raimi. Il suo stile, la sua regia, la sua follia visiva faticano a emergere.
Un Raimi fuori forma, trattenuto, quasi timido. E da uno come lui, sinceramente, ci si aspetta molto di più.







