Scream 7: sopravvivere non basta più
Quando un franchise arriva al settimo capitolo la domanda non è più come sopravvivere al killer, ma come sopravvivere al tempo. Scream 7 prova a rispondere tornando dove tutto era cominciato: Sidney Prescott. Il ritorno di Sidney — ancora interpretata da Neve Campbell — non è solo un gesto nostalgico ma un tentativo di rimettere al centro la figura che ha attraversato tutta la saga e guardarla da un’altra prospettiva. Non più soltanto final girl, ma madre.
E quindi eredità, responsabilità, memoria. Il film sposta infatti il suo asse sul rapporto con la figlia e su una domanda che attraversa silenziosamente molte delle sue scene: si può crescere qualcuno senza trasmettergli anche i propri traumi? Sidney ha passato la vita a sopravvivere. Ora deve capire cosa significa aver trasmesso quella storia a qualcun altro.
A rafforzare questa dimensione di ritorno c’è anche la presenza di Courteney Cox nei panni di Gale Weathers-Riley, la giornalista che fin dal primo film ha trasformato la violenza di Woodsboro in racconto mediatico. La sua presenza amplifica la dimensione amarcord della saga: Gale continua a osservare e registrare, quasi fosse la memoria vivente di tutto ciò che è successo prima, un personaggio che esiste proprio sul confine tra trauma e narrazione.
Per gran parte del film Ghostface non è solo una minaccia esterna ma quasi una presenza che attraversa le generazioni. La saga di Scream ha sempre giocato con le regole del genere, con la consapevolezza del cinema horror e con il piacere metanarrativo di smontarne i cliché. Qui però il tono sembra cambiare leggermente. L’ironia resta, ma non è più il motore principale. Al suo posto emerge una dimensione più introspettiva, quasi familiare. Il film si interroga su qualcosa di sorprendentemente semplice: siamo ciò che abbiamo fatto o possiamo cambiare destino? È una domanda che attraversa Sidney ma anche la figlia, chiamata a fare i conti con un’eredità ingombrante.
Curiosamente questo capitolo è stato presentato come uno dei più violenti della saga. E in effetti quando la violenza arriva non risparmia nessuno: è secca, improvvisa, brutale. Eppure proprio questa rapidità produce un effetto inatteso. Le scene di morte arrivano quasi troppo velocemente, come se il film non volesse davvero soffermarsi nel piacere dello splatter. Manca quel reiterare, quel gusto quasi compiaciuto per l’eccesso che aveva reso la saga così riconoscibile e borderline. Qui invece l’azione sembra spesso sbrigativa, come se il film fosse più interessato a tornare ai suoi nodi emotivi che a giocare fino in fondo con il dispositivo dello slasher.
Il vero nodo però è altrove. Scream 7 arriva dopo un passaggio produttivo piuttosto turbolento — dal licenziamento di Melissa Barrera dopo alcune dichiarazioni politiche sui social a sostegno del popolo palestinese e della popolazione di Gaza alla successiva uscita di Jenna Ortega. In un primo momento si era parlato di una sovrapposizione con le riprese della seconda stagione di Wednesday, ma l’attrice ha poi chiarito che non si trattava di un problema di agenda quanto piuttosto di un progetto che stava cambiando profondamente assetto creativo. E chissà: qualcuno ha anche letto in quella scelta un possibile gesto di solidarietà verso la collega. In ogni caso questa frattura produttiva si avverte nella forma stessa del film.
Per lunghi tratti la storia sembra voler ricominciare da capo, riportando in scena i personaggi storici e l’immaginario della saga. Allo stesso tempo introduce una nuova generazione — a partire dalla figlia di Sidney — che potrebbe raccogliere il testimone. Il problema è che questo passaggio resta sospeso. Il film sembra voler fare due cose contemporaneamente: guardare avanti e restare attaccato al passato. E finisce per fare soprattutto la seconda. I riferimenti alla saga si moltiplicano, i ritorni si accumulano, la memoria diventa quasi una garanzia da offrire allo spettatore. Ma proprio questa nostalgia continua impedisce alla nuova generazione di trovare davvero spazio.
Per i nuovi spettatori meno abituati agli horror Scream 7 può funzionare molto bene: ha ritmo, tensione e momenti capaci di far saltare sulla sedia. Per chi ha seguito la saga per anni resta invece la sensazione di qualcosa di incompiuto. Come se questo capitolo fosse soprattutto un ponte, un film che prepara un passaggio senza compierlo davvero. Un capitolo di transizione, forse. Non tanto un vero rinnovamento del franchise quanto un tentativo di capire dove potrebbe andare.
Alla fine Scream 7 non è tanto un film sul killer. È un film su cosa succede dopo. Dopo anni passati a scappare, combattere, sopravvivere. Dopo che la storia diventa memoria e qualcuno deve raccogliere quello che resta. Sidney Prescott ha passato la vita a sopravvivere a Ghostface. Adesso deve capire cosa significa aver lasciato quell’ombra in eredità. E forse è proprio questa la domanda che il film lascia aperta: non se Scream può continuare, ma chi sarà davvero pronto a portarlo avanti.







