“Sailor Moon Cosmos”, fine della nuova trasposizione del manga originale di Naoko Takeuchi, ha come limite principale proprio l’adozione di una struttura appartenente a un altro media. Lo spettatore è costretto a cercare di dare un senso a ritmo e pacing inconsueti, perdendo il coinvolgimento emotivo con la storia e, soprattutto, con i personaggi. Ciò rende il film una bozza di idee, una raccolta di momenti e situazioni sconnesse, una sequenza continua di prove per la protagonista piuttosto che un racconto coeso e significativo.
Esasperante anche l’uso del fan-service in chiave nostalgica: trasformazioni scintillanti, attacchi iconici e un finale che richiama la scena del rientro a casa di Usagi/Bunny sembrano progettati per colpire al cuore i fan. Un altro grosso problema risiede nella caratterizzazione della protagonista. Usagi Tsukino, simbolo di empatia, coraggio e sacrificio, qui quasi onnipotente e priva della profondità morale che la rendeva così speciale, una “Mary Sue” con poteri infiniti e motivazioni egoistiche, meno sfaccettata e più orientata alla propria felicità personale.
Anche gli altri personaggi, una volta complessi e vitali, diventano meri dispositivi narrativi, e persino le new entry come le Sailor Starlight vengono trattate con superficialità, nonostante il loro potenziale di esplorare tematiche contemporanee come l’identità di genere. In questo contesto, la maniera naturale con cui sono rappresentate le attrazioni fra i protagonisti è forse l’aspetto più interessante. La rappresentazione di una sessualità fluida e di identità complesse rispecchia le discussioni su diversità e inclusività.
Un aspetto comunque più accennato che realmente esplorato e che lascia un retrogusto di occasione mancata. In conclusione, “Sailor Moon Cosmos” è un tentativo ambizioso che non riesce a realizzare il suo potenziale. più un esercizio di nostalgia che un’opera cinematografica veramente compiuta.







