Paul & Paulette Take a Bath di Jethro Massey è un film che nasce da lontano, forse un secolo fa, che a guardarlo oggi ripugna e insieme assomiglia ai nostri giorni. Paul & Paulette Take a Bath è il grido dadaista lucido e rabbioso di chi crede ancora nella rivincita delle immagini, di chi ci ha sempre creduto, quando le parole non bastano per smascherare la brutalità del mondo.
Lo aveva capito bene l’americana Lee Miller – una delle più grandi fotografe del Novecento – che dopo aver guardato in faccia gli orrori nel lager di Dachau il 30 giugno 1945, si ritira in un alloggio a Monaco. Ma quello è proprio l’appartamento dove Hitler ed Eva Braun ricevevano gli ospiti. Allora Miller, tra un mobilio innocuo e raffinato, arriva in bagno, si toglie gli stivali macchiati delle morti di Dachau e con uno scatto che sa di vendetta, “sconsacra” tutta l’intimità del Führer spogliandosi e facendosi fotografare nuda dentro la vasca da bagno.
E così come Miller il giorno del suicidio di Hitler, con le immagini uccideva una seconda volta il simbolo dell’oblio novecentesco, così Paul e Paulette scompongono la storia lungo il disequilibrio tra privato e collettivo. Si incontrano a Place de la Concorde a Parigi, e come due fini revisionisti reimmaginano la ghigliottina di Maria Antonietta. Perché la lora è una storia di immagini sostituite che solo agli occhi dei più pigri si maschera da film sentimentale con la fotografia dolce come un’estate parigina o un road movie dal cuore della Francia fino a Vienna.
Eppure, più che i frammenti di un discorso amoroso l’opera prima del franco-britannico Massey riannoda le fila della storia, come per ricordare che il cambiamento del presente debba passare per le immagini di ieri. Ma “non puoi toccare niente se ti nascondi dietro a un obbiettivo” dice Paulette sulle appassionate fotografie di Paul, che ha letto di poeti e rivoluzioni, ghigliottine e processi, da Maria Antonietta alle ultime ore del Führer. Ma forse conoscere non basta e lo sforzo revisionista dei due è poca cosa rispetto al peso delle loro radici, collettive e personali.
La famiglia di Paul è un fantasma fuori campo; quella di Paulette un mucchio di parole dolorose, come si vede nell’ottima e (dis)funzionale sequenza del ritorno a casa. Allora per riscrivere la storia – privata, politica – bisogna cominciare dalle rappresentazioni. Sembra l’unica via possibile quella tracciata da Jethro Massey che firma un esordio di grande intelligenza e lucidità. A volte affonda il colpo, altre resta impigliato nel concetto, ma il suo Paul & Paulette Take a Bath è a tutti gli effetti, un film sul valore degli sguardi e della memoria oggi.







