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Il rapimento di Arabella: recensione

Il rapimento di Arabella

 

Chi siamo? Qual è la nostra direzione? A cosa siamo destinati? Queste sono le domande che si pone il film di Carolina Cavalli, “Il rapimento di Arabella”, in concorso all’ ottantaduesima Mostra del Cinema di Venezia, sezione Orizzonti. Tra l’altro la protagonista, Benedetta Porcaroli, ha vinto per questo film il premio per la migliore interpretazione femminile nella sezione Orizzonti. Il rapimento di Arabella è un film grottesco, ironico e intrigante per certi aspetti.

L’opera parla di Holly, una ventottenne che non ha ancora trovato il proprio posto nel mondo, che è alla ricerca della sua identità. Ma soprattutto, Holly è una ragazza sola. Ad un certo punto incontra Arabella (interpretata da Lucrezia Guglielmino), una bambina pestifera in cui Holly rivede se stessa quando era più piccola. Ma non si tratta di una mera immedesimazione, Holly è convinta infatti che Arabella sia davvero lei da piccola e che il fatto che le due si siano incontrate sia un segno del destino. Decidono quindi di partire assieme e di intraprendere un viaggio che le porterà, in cuor loro, a star meglio.

Come spiegato nella trama, non si tratta di un vero e proprio “rapimento” di una bambina, le due protagoniste in qualche modo si scelgono, si annusano e durante il viaggio imparano a conoscersi, ad empatizzare l’una con l’altra e a sgridarsi a vicenda, se necessario. Incontreranno personaggi tragicomici come loro, grotteschi. Benedetta Porcaroli, durante la conferenza stampa, sostiene: “Quello di Holly è un viaggio emotivo, un viaggio interiore. La troviamo all’inizio del film bloccata, in una specie di limbo, con un’immaginazione che è la fonte della sua disperazione. La bambina ha un ruolo bellissimo perché ha la funzione di creare questo tribunale interno tra Holly, la bambina che è stata, e l’Holly adulta. È un viaggio di riconciliazione quello che fa la protagonista”.

Gli attori sono ben diretti, recitano come se non si prendessero realmente sul serio, ma sta qui il bello. Il cast, quasi tutto al femminile, è spumeggiante e sornione. La Cavalli rompe tutte le regole che impongono che le bambine piccole debbano intraprendere un percorso di danza. Nel film, infatti, sia Holly che Arabella non riescono a sfondare come ballerine. La differenza sta negli intenti. Holly avrebbe voluto intraprendere questo percorso, mentre Arabella si rifiuta e ribadisce il fatto di non essere come la protagonista interpretata dalla Porcaroli.

La scrittura è delicata ma incisiva, il ritmo non è incalzante ma sostenuto. La fotografia ha dei colori chiaro – scuri, come le fattezze di Holly. La ragazza ha i capelli scuri e il viso pallido, come nota anche il personaggio di Arabella, la quale invece, è bionda e olivastra. Lucente, come il sole.

Autore

  • Silvia Zacchi

    Piacere! Sono Silvia Zacchi e bazzico da anni nel mondo del cinema. Ho fatto un po' di tutto, dall'assistente di regia alla montatrice video, dalla sceneggiatrice alla videomaker. Ho lavorato con registi come Matteo Garrone, Alessandro Grande e Angelo Longoni. Dopo qualche anno di stop, attualmente, faccio danni presso Popcorn&Podcast in qualità di redattrice. Il mio sogno è quello di fare l'autrice ma resto coi piedi per terra.

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Data pubblicazione: 12/02/2025
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