• Home
  • Chi siamo
  • Podcast
    • Episodi
      • Stagione 6
      • Stagione 5
      • Stagione 4
      • Stagione 3
      • Stagione 2
      • Stagione 1
    • Morsi
    • Speciali
  • Recensioni
    • Film
    • Serie tv
  • Rubriche
    • Editoriali
    • Behind the Scene

Il mago del Cremlino: recensione

Il mago del Cremlino: recensione

Regista coltissimo, attento all’evoluzione del linguaggio e delle tecnologie cinematografiche, capace di passare da film politici come Carlos a opere fantasmatiche come Personal Shopper, passando per omaggi cinefili come Irma Vep e bergmaniani quali Sils Maria, Olivier Assayas si è imposto, film dopo film, come uno dei più acuti osservatori della contemporaneità.

Non stupisce quindi che il cineasta francese si sia interessato alla trasposizione cinematografica del romanzo d’indagine politica Il mago del Cremlino firmato da Giuliano da Empoli, incentrato sulla ricostruzione della storia politica della Russia e in special modo sul contesto socio-economico che ha portato all’ascesa di Vladimir Putin, il tutto attraverso il punto di vista di un consigliere mediatico, Vadim Baranov. Un racconto fittizio, quindi, di fatti urgentemente reali e molto più vicini a noi di quanto si pensi, colpevolmente.

Il film è stato presentato alla 82ª Mostra del cinema di Venezia, da cui però è uscito a bocca asciutta. Nessuna sorpresa né indignazione però, almeno da parte nostra, perché si può facilmente asserire che si tratti di una delle prove più epoca di Assayas, forse fin troppo limitato dalla necessità di essere quanto più chiaro e didascalico possibile per arrivare al grande pubblico.

Il mago del Cremlino prende le mosse dalla Russia post-sovietica di fine anni ’90, allorché il giovane Vadim, dapprima scrittore e teatrante, quindi produttore di reality show, approdò alla corte di Boris Berezovskij, oligarca responsabile dell’entrata in politica di Putin, allora soltanto a capo della sicurezza interna del Paese. Scopo del film è quello di illustrare, saltando freneticamente da un anno all’altro, l’evoluzione della politica e delle sorti della Russia assecondando il punto di vista di un insider che sarebbe divenuto il principale ideologo del regime di Putin.

Ad affossare il film è in primis la sua duplice natura di reportage quasi giornalistico, tutto teso a riportare fatti, nomi, eventi, retroscena, in modo alquanto didascalico, nonostante i tentativi di drammatizzare tutto ciò; e dall’altra quella di film drammatico che intende umanizzare i principali protagonisti di queste vicende, a partire da una cornice (di rara insipienza e convenzionalità) che vede un giornalista ascoltare la lunghissima confessione di Baranov.

Come si diceva in apertura, l’Assayas de Il mago del Cremlino è irriconoscibile: del tutto a sorpresa la sua regia è piatta e televisiva, rinuncia a un qualsiasi guizzo formale, a un’idea di messa in scena o una sottolineatura della narrazione. Si ha l’impressione di una lunga ricostruzione illustrativa, più adatta a un prodotto da docu-fiction, che a un’opera cinematografica capace di assumere un punto di vista forte e una prospettiva originale.

Il film si presenta infatti come un reportage giornalistico in costume, interessato soprattutto a ordinare i fatti, a spiegare i passaggi chiave della politica russa tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila. L’attenzione principale dello spettatore più smaliziato – quello a digiuno di nozioni invece potrebbe quantomeno imparare qualcosa – potrebbe concentrarsi sugli aspetti tematici che più appaiono incuriosire Assayas, ovvero i meccanismi del potere attraverso il rapporto tra media e politica, la pianificata e deliberata costruzione del consenso, la creazione praticamente da zero del caos informativo in cui siamo immersi.

A poco invece servono le parti più schiacciate sulla narrazione personale del protagonista, evidentemente utilizzate per conferire spessore emotivo e psicologico alla storia: un espediente per rendere più “romanzesco” un materiale che il film tratta in ogni caso con distacco clinico e senza per esempio l’inventiva di un Adam McKay de La grande scommessa. Si fa un gran parlare di ambiguità morale, ma sembra appunto più enunciata che vissuta dal protagonista, in fondo già giudicato e condannato da Assayas sin dal principio.

Concorrono a questo generale senso di straniamento involontario le interpretazioni: se Paul Dano convince nel suo ruolo con una prova misurata, nervosa, dimessa, di un uomo diviso tra cinismo, nichilismo e fascinazione per il potere, molto più opaca è la scelta di Jude Law nei panni di Vladimir Putin fin troppo astratto, praticamente un’icona svuotata di autorevolezza, fascino, pericolo. Del tutto fuori posto Alicia Vikander, che dovrebbe dare un po’ di sostanza emotiva ma che fa molta fatica a imporsi in un film che non prevede realmente la sua presenza.

Alla fine Il mago del Cremlino potrebbe essere visto come un film informativo, ordinato, buono per un riassunto (ma mai quanto la lettura di un libro), che rischia poco e raccoglie ancora meno se lo si considera come un’opera cinematografica.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

    Visualizza tutti gli articoli
Data pubblicazione: 02/05/2026
Articolo precedente
Oscar 2026: dove guardare i film candidati
Articolo successivo
Pillion – amore senza freni: recensione

Cerca anche:

Alicia VikanderJude Lawolivier assayaspaul dano

Ultimi articoli

Harry Lighton- recensione

Pillion – amore senza freni: recensione

42 minuti fa
dove guardare i film degli oscar

Oscar 2026: dove guardare i film candidati

4 giorni fa
io+te recensione poster

Io+te: recensione

5 giorni fa
my father's shadow_recensione poster

My Father’s Shadow: recensione

6 giorni fa
agatha christian recensione poster

Agata Christian – Delitto sulle nevi: recensione

1 settimana fa

Send Help: recensione

1 settimana fa
P&P
YouTube
spotify
Facebook
Instagram
TikTok
Letterboxd

© Popcorn & Podcast by HypeCommunications

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
  • Privacy Policy