“Come fare un film senza budget?” è la domanda che tutti i cineasti si sono posti almeno una volta nella vita, si spera all’inizio della carriera. Emanuele Gaetano Forte risponde con Di noi 4, un’opera la cui parola d’ordine è fare di necessità virtù (e magari scherzarci anche sopra, come con la gag della sceneggiatura filmata e delle musiche troppo costose). E quindi una sola location, quattro attori, luci naturali, riprese in ordine cronologico e assecondando le performance attoriali.
A far funzionare tutto ciò una sceneggiatura di ferro, divertente, arguta, incalzante, precisa, sferzante e delicata al tempo stesso, che tocca soprattutto un tema estremamente attuale, come la precarietà di un’intera generazione, da svariati punti di vista. Quattro amici storici – due coppie ben rodate ma squattrinate – si ritrovano per il compleanno di una di loro, che introduce l’argomento di una possibile maternità, in realtà impossibile da permettersi.
Ma i protagonisti troveranno una soluzione, azzardata e avventurosa, e forse persino rivoluzionaria… Questa premessa surreale dà vita a una commedia realistica, che deve più di qualcosa al sottogenere del mumblecore, i cui punti di forza principali sono dei dialoghi che girano benissimo, ilari e profondi quando serve, e quattro interpreti (Giovanni Anzaldo, Giulia Rupi, Elio D’Alessandro e Roberta Lanave) in grado di restituire perfettamente e in modo credibile l’affetto e l’intimità che legano i loro personaggi.
Il film magari soffre di qualche ripetizione di troppo e di alcuni passaggi a vuoto, di una scelta non troppo felice (lo split screen) e di una certa piattezza fotografica, a dire il vero programmatica – mentre sono da lodare le scenografie; ma vista la felice riuscita di un progetto ultraindipendente sono piccoli nei su cui si può e si deve soprassedere.







