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Blanket Wearer: recensione

Blanket Wearer

 

Ormai il genere del documentario ha assunto varie forme, tutte in qualche modo canonizzate: ciò che importa è riuscire a trasmettere qualcosa, si tratti di informazioni, valori, esperienze, emozioni… insomma, basta essere interessanti! Un requisito minimo che questo Blanket Wearer, cronaca dell’esperimento sociale prima e personale poi della regista Park Jeongmi, non riesce lontanamente a garantire.

La donna, esausta dal lavoro dopo essersi trasferita a Londra (!) dalla Corea del Sud dove soffriva l’atmosfera workaholica, decide di riappropriarsi del suo tempo trascorrendo un anno senza toccare denaro. Un viaggio che la porterà in giro per l’Europa e l’Asia, ospitata da persone, comunità e culture diverse, ma soprattutto le farà scoprire se stessa. Guardare Blanket Wearer è un po’ come avere una conversazione con quella ragazza neohippy dagli abiti lisi, lo sguardo assente e la voce flebile che si aggira scalza per l’ostello.

Sciorinerà banalità tipo l’interconnessione di tutto, la necessità di lasciarsi andare al flusso, il piacere di vivere immersi nella natura, con l’aria estatica di chi ha raggiunto la pace dei sensi. Chiedetele però di approfondire e inizierà a bofonchiare gli stessi concetti invertendo le parole. Questo oggetto filmico presentato alla Festa del Cinema di Roma, più adatto a YouTube che al grande schermo, racconta allora, con la massima superficialità, insipienza e sguardo da turista dell’anima, un’esperienza incredibile: alla prima esperienza da filmmaker (si vede, purtroppo), la regista riesce a rendere scialbo e frettoloso ogni incontro, ripensamento, atto di gentilezza, scoperta, persino le sparute riflessioni su se stessa, uscendo costantemente annoiata dalle situazioni in cui si trova.

La grande rivelazione finale, infine, la accomuna al percorso di McCandless di Into The Wild, anche per un’analoga esperienza negativa (persino quella raccontata male): purtroppo questo è un grande road movie esistenziale capitato a una persona incapace di renderlo interessante utilizzando il mezzo audiovisivo.

Autore

  • Alessio Cappuccio

    Alessio Cappuccio si è laureato in Letteratura Moderna presso l'Università degli Studi di Milano con una tesi sulla trilogia dei colori di Krzysztof Kieslowski.

    Nel frattempo ha iniziato a scrivere sul portale di informazione web Blogosfere nella sezione spettacoli, per cui è stato anche inviato durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e la Festa del Cinema di Roma.

    Nel corso della sua carriera ha lavorato e collaborato con una serie di realtà editoriali come Leonardo.it, Triboo, Studentville, ScuolaZoo, Milano e Roma Weekend, Londra da vivere spaziando dalla politica al tempo libero, la scuola, le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al cinema, sua vera passione.

    Dopo un Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, e una parentesi da videomaker, si è trasferito in pianta stabile a Roma, dove co-dirige Popcorn&Podcast, il più grande e autorevole podcast di cinema dell'universo.

    In genere non parla di sé in terza persona.

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Data pubblicazione: 10/20/2024
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