L’apertura della Festa del Cinema di Roma 2024 è affidata al cinema politico di Andrea Segre, che dedica un biopic all’italiana molto classico, in punta di agiografia, dedicato a una delle figure ormai mitologica e fondativa della sinistra moderna. La grande ambizione del titolo è infatti quella del compromesso storico e degli ideali del socialismo democratico di cui Enrico Berlinguer (un Elio Germano come sempre ottimo, in leggero overacting mimetico come il resto del cast) si fa promotore, finendo nel fuoco politico incrociato della Russia, della Democrazia Cristiana e dei gruppi extraparlamentari di sinistra.
Scolastico, didattico, pedagogico, impegnato, civile: facile attribuire questa serie di aggettivi, non per forza negativi, all’ultima opera di Segre, il cui grande merito è quello di aver reso semplici, chiari, ordinati e facilmente fruibili una serie di avvenimenti e di scenari anche per chi è a digiuno della materia. D’altro canto ci troviamo di fronte a una fiction di lusso, in cui fotografia, scenografie e costumi sono sempre impeccabili dal punto di vista della ricostruzione e allo stesso tempo artificiose, il che crea un contrasto spiacevole con i filmati di repertorio usati a più riprese.
Ciò che manca, invece, è un punto di vista forte e originale su un uomo, un’epoca e un tema importanti e interessanti; Segre gioca spesso sul sicuro, puntando sulla nostalgia per un altro modo di fare politica e sull’affetto che circonda Berlinguer, scompaginando molto saltuariamente le carte con le musiche di Iosonouncane e il montaggio di Jacopo Quadri. Quel che ne esce è un santino del personaggio, in fin dei conti anche nell’ambito più delicato e pericoloso, quello famigliare.

Berlinguer – La grande ambizione è quindi un film tanto necessario eticamente, dato che fornisce finalmente un controcampo alle tante opere dedicate ad Aldo Moro, quanto antiquato e superfluo esteticamente.









