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Anora: recensione

Anora

 

Una Pretty Woman meno favolistica in un contesto più realistico (parolacce comprese) con personaggi più giovani, shakerata con Cenerentola e del pessimismo sul sogno americano e il baratro incolmabile tra ricchezza e povertà: questo è Anora, nuovo meraviglioso film e apice del regista Sean Baker, premiato con la Palma d’oro a Cannes.

Anora (una perfetta Mikey Madison) è una spogliarellista di New York forte e decisa che conosce l’atipico principe azzurro Vanya (un superbo Mark Eydelshteyn), 22enne ricchissimo russo che la compra per una settimana. L’intesa tra i due è forte e lo sfarzo in cui si immergono senza limiti, culminante con un matrimonio a Las Vegas. I guai però iniziano quando Toros, il precettore di Vanya, viene a conoscenza delle nozze e farà di tutto per annullarle.

Anora

È una pellicola – visto l’uso del 35mm – di rara bellezza, comicità e intelligenza. Uno sguardo realistico e sociologico dalla sceneggiatura semplice ma efficace, per lunghi tratti solo un canovaccio su cui gli attori (tra cui annoverare un magnetico Yura Borisov nei panni di uno scagnozzo di Toros) esprimono tutto il loro talento e la loro capacità di esprimersi in una orchestra che non sbaglia un tempo, ed è perfettamente armonizzata.

Il film è diviso in 4 parti volutamente distinte: la prima, serratissima, con scene che non superano i 15 secondi e trasferiscono nello spettatore quella foga di chi vive tutto al massimo ma senza poi godersi davvero nulla (“È più bello se rallenti il ritmo” dice Ani a Vanya mentre lui la penetra sempre con foga); la seconda è un’intera esilarante scena dalla durata di più di 25 minuti; la terza è una ricerca notturna tra i locali di New York degna di “Fuori Orario”; la quarta un epilogo dal sapore agrodolce di stampo europeo.

Anora

Insomma, se non si fosse capito, vi invitiamo caldamente a non perdere questa chicca e a lasciarvi poi avvolgere dalla sensazione di adrenalina e dolcezza, energia e amarezza, follia e genuinità che il film lascia per molto tempo. Proprio come una delle droghe di Vanya

Autore

  • Sirio

    Nato in vitro dall'unione del seme di Edoardo Leo (per la bellezza) e di Martin Scorsese (sempre per somiglianza fisica, non per la bravura), all'età di 11 anni si offre di documentare la Prima Comunione della cugina e scopre solo alla fine che il tasto rec della telecamera non andava tenuto premuto e rilasciato solo alla fine. Risultato? Tutte scene di pavimenti e piedi e l'epifania di essere portato per la regia.

    Lauree, Master, Scuole di Regia, numero indefinito di produzioni, poi spot più seri e poi altri ancora più seri, lavora con Gabriele Muccino (di cui è nominativamente il pezzotto) e con Francesco Bruni.

    Vince 2 Nastri d'Argento (ma lui voleva quelli d'oro e quindi ci rimane male), un premio teatrale e pubblica una raccolta di racconti, prima di collaborare con la redazione cinematografica più figa del Paese.

    Ma tuttora la fatica più grande è quella di convincere la nonna che "sono un Creativo" non è "sono un Cretino" e che è un lavoro.

    Un lavoro vero

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Data pubblicazione: 11/07/2024
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