Arriva un film drammatico per la seconda regia di Jesse Eisenberg, il quale si fa affiancare da un volto ormai noto al pubblico, Kieran Culkin (Succession), creando insieme un duo memorabile. Il film A Real Pain mette a nudo per la prima volta il regista, raccontando una storia personale, un punto di vista sul dolore che lui stesso ha ereditato dai suoi antenati.
Si parla del trauma generazionale dell’Olocausto, e di come questo dolore sia dentro ad ogni ebreo. Il racconto del dolore non è però solo personale, perché si muove, e si trasforma in ognuno di noi. La scrittura è buona, e centra il tema, giocando tra commedia e dramma in maniera delicata.
I temi affrontati sono molteplici, se da una parte capiamo cosa vuol dire esser ebrei, dall’altra cerchiamo di entrare nell’interiorità di un ragazzo, interpretato da Culkin, che ha disagi sociali e una malattia mentale che lo ha portato a tentare un suicidio.
È un film dalla giusta durata, 90 minuti che tengono comunque incollati lo spettatore. La regia è al servizio della storia, niente di troppo particolare. Il punto di forza è senz’altro l’interpretazione dei protagonisti che ci trasportano in questo viaggio emotivo, lasciando spazio anche a monologhi travolgenti. Un ottimo secondo film per Eisenberg che merita sicuramente di essere visto.







