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A Knight of the Seven Kingdoms: recensione

a knight of the seven kingdoms recensione

“Winter is coming”… No, direi di no. O almeno “not today”.

Quello che sappiamo però è che Giorgione “doppia erre” Martin è tornato: il padre di GOT (Game Of Thrones – Il trono di spade) ha infatti sfornato un nuovo prequel della fortunata serie targata HBO.

Solo che questa volta non ci sono draghi, incesti, bruti. Niente intrighi di palazzo, nessun Jon Snow che non sa mai nulla. Nessuno urla “dracarys” o dice costantemente “hodor”.

Gli avvenimenti di A Knight of the Seven Kingdoms si collocano dopo le vicende di House of the Dragon, circa 90 anni prima della morte di Eddard Stark (trauma che non ho mai superato del tutto). Siamo nel continente di Westeros, dove un giovane cavaliere errante (Peter Claffey, già visto in Bad Sister) tenta di farsi onore nella giostra medievale di Ashford. Il suo mentore, noto per la sua passione per il vino, le belle donne e per il suo coraggio (forse dovuto in parte anche all’alcol?), in punto di morte lo ha nominato cavaliere.

Ma lui ancora non ha avuto modo di dimostrare il suo valore e di farsi conoscere. Non ha nobili origini, non ha uno stemma e non ha nemmeno le credenziali per gareggiare al torneo, ma in qualche modo verrà aiutato a parteciparvi. Il suo nome diverrà Duncan L’Alto, per via della sua imponente mole (chissà se ha qualche parentela con la Montagna). Ma non fatevi ingannare dall’aspetto, il ragazzone è di animo generoso e onesto, e infatti decide di accollarsi uno strano bimbo pelato che nasconde un importante segreto…

Il rapporto tra il cavaliere e il suo giovane scudiero diventa presto il cuore della storia. I due formano una coppia insolita: da una parte il gigante buono e ingenuo, dall’altra il piccolo Egg, molto più acuto e consapevole di quanto lasci intendere. Il torneo ha inizio e sir Duncan aspetta il suo momento di gloria ma nell’attesa, per difendere una donzella in difficoltà, tira un cazzottone alla persona sbagliata e questo complicherà non poco i suoi piani. Riuscirà il nostro eroe a portare a casa la pellaccia e a dimostrare di essere davvero un cavaliere, nonostante le sue umili origini?

Non ci sono particolari effetti speciali, trame complicate, troppi nomi da ricordare. Le riprese sono state fatte per lo più in Irlanda del Nord e mostrano prevalentemente il paesaggio bucolico di quelle terre. Ma l’aspetto che stupisce di questa breve serie (sono solo 6 episodi, mannaggia a George R. R. Martin) è che è la prima di questa saga ad essere decisamente ironica e leggera. Se non ci fossero rimandi alle casate ben note ai fan e un paio di platinati Targaryen, potremmo metterne in discussione la paternità.

Ed è probabilmente proprio questa dimensione più universale e intima a rendere la serie interessante. Invece di raccontare l’ennesima lotta per il Trono di Spade, la storia sceglie di concentrarsi su episodi più piccoli, quasi quotidiani, che però contribuiscono a dare maggiore profondità al mondo di Westeros. Il risultato è una narrazione più semplice ma anche più accessibile, che potrebbe avvicinare chi non ha mai seguito le puntate precedenti.

La chicca invece per i proseliti di lungo corso è la prima apparizione di un personaggio molto, molto importante che in futuro avrà un grande peso, tanto da essere citato innumerevoli volte nella serie originale. Agli appassionati il compito di scoprire di chi si tratta.

A Knight of the Seven Kingdoms è disponibile su HBO Max.

Autore

  • alessandro petri
    Alessandro Petri

    Dopo una mal riuscita ma fondamentale formazione teatrale, diventa video editor e copy nel settore televisivo, potendosi così permettere una ricca e inutile collezione di dvd.

    Fedele pellegrino del Lucca Comics e inguaribile appassionato di cinema, si è venduto negli anni anche alle serie tv. Uno dei suoi sogni è guadagnare abbastanza scrivendo di film in modo da potersi permettere tutti (“Cosa intendi per tutti?” “Voglio dire TUTTI!!!” cit.) gli abbonamenti di streaming in circolazione.

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Data pubblicazione: 03/11/2026
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